PAOLO GRASSINO

Alarico

divisore

Per realizzare il progetto scultoreo ispirandomi alla figura di Alarico, mi sono domandato che cosa è rimasto nella memoria collettiva di un personaggio così fondamentale nella storia Italiana.

Le risposte sono state: l'inizio della fine di un impero, il re e il suo cavallo, gli orrori delle guerre, la sepoltura e il mistero attorno alla storia che diventa mito. Ci sarebbero elementi sufficienti per delle riflessioni interminabili ma forse l'elemento che mi seduce maggiormente del personaggio in questione è il segreto che lo avvolge.

Il segreto fa i conti con la memoria. La memoria purtroppo modifica la storia, la altera, l'oggettivo diventa flessibile o liquido, duttile. Duttile come la materia, come la carne, come il fare scultura. La scultura permette di creare mille immagini pur restando un unico oggetto. La scultura vive una sfida perenne con la gravità ma il segreto o il mistero non hanno gravità, non stanno sul suolo o su una base.

Il cavallo del progetto è ferito. Non ha gambe. E' reduce da cento battaglie. Fantasma. E' sorretto e innalzato come una giostra per i bimbi da quattro linee-tubi-trampoli o come le impalcature di un cantiere. Non c'è trionfo in questo gesto ma la radicale volontà di staccare l'opera e il mito dalla superficie della terra. Sradicare il monumento equestre dal terreno crea un meccanismo che riconverte l'oggetto materiale in dispositivo per accompagnare l'osservatore su una dimensione immateriale. Qualcosa di più simile all'inesprimibile, al segreto.

Il re guerriero è in piedi e con i piedi rimane collegato al suo destriero, non si abbandonano, hanno un comune destino. La figura riemerge dall'acqua e ci interroga dopo secoli. Uno scarto temporale. Forse il mito come la scultura rimane in quel limbo senza tempo dove tutto è cristallizzato. La fusione del metallo ferma l'idea, una resistente impresa donata ai secoli.

La superficie della scultura è rivestita da una pelle di linee in rilievo che rende omogenei i tre elementi cardini dell'opera. Il cavallo, il re e la struttura che li sorregge, sono legati insieme dallo stesso derma, da una buccia di onde che ridisegnano le forme e coprono i dettagli della figurazione che non sempre lascia eventualità aperte per l'interpretazione personale.

L'intento di questo progetto è di proteggere un segreto, esporlo ma tenerlo coperto da un “velo”. Rispettare e tentare di non dare delle risposte a degli eventi in modo razionale. Lasciare che un mistero rimanga tale e sentirsi appagati nel condividere questo.

Paolo Grassino

divisore