PAOLO GRASSINO

Incursione_VIAPAC

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VIAPAC Via per l’arte contemporanea / Via Pour l’Art conteporain

Il progetto si propone di realizzare un itinerario di 200 km, una "Via per l’arte contemporanea", tra l'Italia e la Francia che valorizzi - attraverso le opere di  grandi artisti - l'originalità del patrimonio culturale e naturale transfrontaliero. Un progetto internazionale che vede la realizzazione di sculture / installazioni site-specific permanenti.

 

Un nuovo percorso turistico culturale che conduce  alla scoperta delle opere d’arte installate in aree prossime al confine tra Francia e Italia, 7 nel Dipartimento Alpes de Haute Provence selezionate da Nadine Gomez, conservatrice del Museo Gassedì di Digne-les- Bains e 5 in Valle Stura selezionate da Patrizia Bottallo, direttore artistico di Martin –Martini Arte Internazionale

 

In Italia i luoghi di intervento e gli artisti sono:

 

Vinadio nel Forte Albertino / David Mach – Regno Unito

Aisone nel centro abitato / Paolo Grassino – Italia

Demonte Piazza Statuto  / Pavel Schmidt – Svizzera

Roccasparvera  nella frazione Castelletto / Pascal Bernier - Belgio

Moiola nel centro Saben/ Victor Lopez Gonzalez – Germania

 

In Francia i luoghi e gli artisti sono:

 

Col de Larche / David Renaud

Saint Vincent les Forts / Jean –Luc Vilmounth

Seyne les Alpes / Mark Dion

Le Vernet / Stephane Bérard

Vière / Richard Nonas

Vallèe de la Blèone / Joan Fontcuberta

Vallée du Bés /Paul-Armand Gette

 

L’iniziativa è realizzata con il sostegno dell’Unione Europea – Fondo Europeo di Sviluppo Regionale nell’ambito del Programma Alcotra 2007-2013- “insieme oltre i confini”- progetto “ Viapac – Via per l’arte contemporanea” 

 


INTERVISTA:  PAOLO GRASSINO di Patrizia Bottallo 
 

PB: Incursione è un’installazione composta da un branco di sette cervi che scendono dalla montagna e conquistano il centro abitato. Un intervento che ha coinvolto più aree del paese, sembra un’invasione, una riconquista da parte della natura. Qual è il significato di questa incursione, realmente chi sono gli invasori e chi le vittime?

 

PG: Un’incursione non è una invasione. L’incursione è un passaggio. Un passaggio in questo caso di anime, per ricordarci che la natura riescie a stupire, ad affascinare pur rimanendo in molti casi un mistero. La  rappresentazione di un’animale selvaggio come il cervo, che nella realtà è animale timido e timoroso, qui si mostra, convive con noi, diventa parte integrante del paesaggio.

 

PB: Pensando ai tuoi esordi il cervo è un soggetto ricorrente, una figura mediana. Costruire decostruire o sintetizzarne le movenze non significa solo delineare una forma. In molte culture il cervo è un animale che cela una grande simbologia, rappresentativo, paradigmatico, un emblema di riflessione. Quale significato assume un’installazione di sette cervi in relazione al paese di Aisone, piccola comunità montana? E quale relazione ha con il progetto Viapac, quale nuova via internazionale “un plein air”?

PG: Sì, sono molti anni che lavoro anche attorno al tema del cervo, ma non sono interessato ad una ricerca sulla forma o sulla mimesi della natura, dal momento che non appartiene alle mie capacità. Credo di essere più atratto dal lo svelare ciò che normalmente rimane nascosto, ciò che normalmente rimane mistero e non può essere spiegato a parole nè scritto. Mettere in relazione “il cervo” con il paese di Aisone è l’attimo dell’incontro. Quello che maggiormente mi ha interessato in questo progetto è suscitare agli abitanti del paese o ai passanti un momento di stupore.

PB: Hai definito i cervi come “animali anime” perché?

PG: Perché non sono animali reali, infatti non si è cercato di rappresentare l’animale nella sua precisa anatomia. E’ l’animale come lo immagino io. Credo di aver visto raramente un cervo dal vero. Non sono un naturalista. Ho tentato di lavorare su un qualcosa che và oltre la rappresentazione, ed è per questo la scelta dell’alluminio. L’alluminio ha una luce sua, é leggero, il suo ossido è bianco. La “pelle” dell’opera rileva ancora il “lavoro” sul positivo in polistirolo, altro materiale leggero.

PB: Questo è uno tra i progetti pubblici permanenti più rilevanti che hai realizzato fino a oggi in Piemonte, tuo territorio natio. Pensando al futuro cosa significa per te poter lasciare una traccia permanente/lasciare una traccia legata al nostro tempo?

 

PG: Non lo so ancora di preciso, ma sono sicuro che non mi sentirò mai estraneo in quel luogo, c’è una parte del mio fare, del mio essere. Spero che il mio fare diventi seme.

 

PB: Il materiale che un’artista sceglie per le sue opere è fondamentale per il messaggio che  vuole trasmettere. Non è solo una materia, ma spesso per struttura, colore e texsture è paragonabile alle infinite declinazioni della parola per un poeta. Quanto è importante la scelta il materiale per te ? E’ già parte dell’idea?

PG: La scelta del materiale nasce insieme all’idea, sono due parti della stessa medaglia, una sorregge l’altra. Non sempre però si può usare proprio il materiale immaginato per quell’ idea. A volte bisogna anche saper mediare perché può essere necessario tenere presente il contesto che ospita l’opera. E’ il contesto che termina l’opera. 

 

Incursione est une installation composée d’une troupe de sept cerfs, qui descendent de la montagne et conquièrent le centre habité. Une intervention, qui a intéressé plusieurs régions du pays, ressemble à une invasion, à une reconquête de la part de la nature. Quel est le sens de cette incursion ? Qui sont, en réalité, les envahisseurs et qui sont les victimes ?

Une incursion n’est pas une invasion. L’incursion est un passage. Dans ce cas, un passage d’âmes, pour nous rappeler que la nature parvient à nous étonner, à nous fasciner tout en demeurant un mystère dans bien des cas. La représentation d’un animal sauvage, tel le cerf, - qui, en vérité, est un animal timide et craintif – nous apparaît ici, il cohabite avec nous, il fait partie intégrante du paysage.

Si l’on évoque tes débuts, le cerf y est un sujet récurrent, une figure intermédiaire. Construire, déconstruire ou en synthétiser les mouvements ne signifie pas seulement définir une forme. Dans bon nombre de cultures, le cerf est un animal, qui dissimule de puissants symboles, représentatif, paradigmatique, un emblème de réflexion. Quelle signification, une installation de sept cerfs assume-t-elle pour le village de Aisone, petite communauté de montagne ? Et quel rapport a-t-elle avec le projet VIAPAC, en tant que nouvelle route internationale « en plein air » ?

Oui, je travaille depuis de nombreuses années au thème du cerf, mais je ne suis pas intéressé par une recherche sur la forme ou sur l’imitation de la nature, vu qu’elle ne correspond pas à mes capacités. Je crois que ce qui m’attire davantage c’est de dévoiler ce qui, normalement, demeure caché, ce qui, normalement demeure mystérieux et qu’on ne peut expliquer ni avec des mots ni dans des écrits. Mettre en rapport « le cerf » avec le village de Aisone est le moment de la rencontre. Ce qui m’a le plus intéressé dans ce projet, c’est le fait de susciter un moment stupeur auprès des habitants du village ou des randonneurs.

Tu as défini les cerfs des « animaux âmes ». Pourquoi ?

Parce que ce ne sont pas des animaux réels. En effet, on n’a pas voulu représenter l’animal, doté d’une anatomie bien précise. Il s’agit de l’animal, tel que je l’imagine. Je crois que j’ai rarement vu un vrai cerf. Je ne suis pas un naturaliste. J’ai essayé de travailler sur quelque chose, qui va au-delà de la représentation et c’est pourquoi j’ai choisi l’aluminium. L’aluminium a une lumière, qui lui est propre, il est léger, son oxyde est blanc. La « peau » de l’œuvre révèle encore le « travail » sur le moule en polystyrène,  autre matériau léger.

Cette installation est l’un des plus importants projets publics permanents, que tu as réalisés jusqu’à aujourd’hui au Piémont, ton territoire natal. Si l’on pense au futur, que signifie pour toi pouvoir laisser une trace permanente, une trace liée à notre époque ?

Je ne sais pas encore vraiment, mais je suis sûr que je ne me sentirai jamais étranger dans ce lieu, réceptacle de mes faits et de mon être. J’espère que mon activité deviendra semence.

Le matériau, qu’un artiste choisit pour ses œuvres, est essentiel pour le message, qu’il veut transmettre. Ce n’est pas qu’une matière. On peut souvent le comparer, en raison de sa structure, de sa couleur et de sa texture, aux infinies variations des mots pour un poète. Quelle importance le choix du matériau a-t-il pour toi ? Fait-il  déjà partie de l’idée ?

Le choix du matériau et l’idée naissent ensemble. Ils sont les deux côtés de la même médaille. L’un soutient l’autre. Toutefois, on ne peut pas toujours utiliser précisément le matériau, que l’on a imaginé pour cette idée. Il faut parfois savoir faire des concessions car il faut tenir compte du contexte, qui héberge l’œuvre. C’est le contexte, qui détermine l’œuvre.    

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