PAOLO GRASSINO

Invalicabile | Galerie Italienne

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Invalicabile

a cura di Alessandro Demma

 

Lo spazio, il tempo, la costruzione dell’opera, l’attenzione al progetto, la riflessione sulle trame “perenni” che avvolgono il passato e il presente, sono le direzioni più significative del lavoro di Paolo Grassino. Una ricerca orientata a cogliere la fitta rete di significati che legano l’essere e gli oggetti allo spazio per immergerli nel tempo, per riflettere sui rapporti che l’opera d’arte stabilisce con la realtà e la sua alterità. Le opere di Grassino sono un vero e proprio racconto: tessono la trama degli eventi, dell’intreccio apparentemente incomprensibile degli esseri e delle cose, proponendo un’immagine visibile di quel logos, di quella regione dei contrari e delle differenze, che ci presenta il mondo nella sua ultima verità.

Le sue sculture non sono oggetti muti, intransitivi, passivi, ma esistenze rivelate, luoghi di scambio e di pulsioni forti, spazi di discontinuità dove sono rappresentati differenti scenari che focalizzano l’attenzione sulla costruzione, sul fare, sui materiali, sulla forma, per definire i riferimenti narrativi delle sue opere. Materia, forma e superficie sono il teatro attorno al quale Grassino scandisce i battiti del suo comporre, l’essenza su cui costruisce la messa in scena della sue “scritture tridimensionali”, un testo, che opera sui dettagli e sugli elementi periferici della narrazione, fatto di vetri, plastiche, cementi, alluminio, ma anche di segni, di tagli, di ferite che riflettono sull’esistenza, sulla sopravvivenza e sulla fine. Riflessioni giocate sui margini del limite, sui territori di confine che attraversano il tempo presente, sulle fragili presenze liminali, sulla soglia tra realtà e impossibilità, su enigmi, suggestivi e affascinanti, sempre in bilico su altre realtà e altri mondi. L’”impossibile possibilità” sembra essere l’ossimoro che l’artista utilizza per riflettere e analizzare il suo tempo, per rendere visibile ciò che la sua mente, i suoi occhi catturano, i segni e le tracce che popolano l’universo che ogni giorno lo circonda. Un universo invalicabile che sembra aver raggiunto una deriva popolata da uomini, da cani, da corpi “senza organi” (A. Artaud) abitati da frammenti di vetro e trame d’esistenza che li consumano, li feriscono, li tagliano; corpi che diventano il légein heiddeggeriano della condizione esistenziale dell’essere umano, le superfici narrative di una complessa riflessione sulle condizioni sociali, politiche e culturali, “gusci” di vita, di storie e di memorie passate, presenti e future.

Nelle opere dell’artista torinese, la materia, il linguaggio e il pensiero, quindi, affondano le radici nel vivo dell’intimo e della profondità della vita. Una costante ricerca sul significato dell’esistenza in cui Grassino ha sapientemente distillato la natura e l’artificio, la cultura letteraria e quella metropolitana, mettendo in scena una pièce che recita il dramma degli opposti: reale/immaginario, conscio/inconscio, luce/buio, rumore/silenzio, divenire/degenerazione, organico/inorganico. La materia plasmata, modellata, stratificata, graffiata, penetrata, violata, diventa forma, sostanza, elemento ora reale ora simbolico di un complesso “teatro dell’assurdo” dove prendono forma questi “documenti umani” dalle dimensioni drammatiche, oscure, impenetrabili; figure plastiche che giocano un finale di partita tra realtà e immaginazione, tra vita e dimensione onirico-fantastica. 

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