PAOLO GRASSINO

Liquido Oggettivo / Flüssige-Sachlich

divisore

ARMILLA

Armilla is one of the Invisible Cities described in the homonymous novel by Italo Calvino, a city in a suspended state between having been demolished and never being completed, between neglect and presence, between body and absence. Calvino describes it as a city that "has no walls, no ceilings, no floors: it has nothing that makes it seem a city except the water pipes that rise vertically where the houses should be and spread out horizontally where the floors should be". It seems a city of memory, a place where time has stopped but somehow still flows. This time gives voice to a presence that becomes Grassino's sampled sound coming from his pipes, ribs and at the same time signs, evidences and threads of getting lost in a labyrinth of volumes and space. "Calvino's text - says the artist - tells about nymphs who sing in bathtubs, whereas in my work the nymphs are replaced by sounds that you can find in the reality of our apartments (…) all sampled and re-edit by Stefano Danusso (…) until these are no longer recognizable. One's gaze gets lost in the tangle of this impossible forest, it wanders through echoes and reverberations, it follows paths of places that don't exist, but the sound of which brings us back to the memory and proof of existence: Armilla is a space consisting of signs and geometries that create ideal architectures; it's the noise of a time which has worn off in these tubes; it's a ruin, an archaeology, a symbol and a synthesis of realities which hide beneath apparent surfaces. Grassino corrodes and strips off, purposely bringing out, by stripping and stripping, a suspended and fantastic structure, which in his visceral bond to space and time, embodies an ideal, hyperbolic and astonishing wonder. After all, the novel itself states that " Each city receives its form from the desert it opposes (…) they also believe they are the work of the mind or of chance, but neither the one nor the other suffices to hold up their walls.  You take delight not in a city's seven or seventy wonders, but in the answer it gives to a question of yours."

DERIVA

"In the nineteenth century in a northern italian region known as Vercellese, the Count of Cavour dug a large canal to irrigate the rice fields; his aim was to revive a poor and depressed region. Today this channel still exist; during the winter no water runs through it, the Po River's are closed and the canal dries up. The spectacle that reveals at its water-less riverbed is marvelous: dozens of cars scattered all over its basin. They have been thrown into the canal in order to receive money from the insurance companies, to avoid car trading payment or I don't know what. The cars are loaded with branches, plastic bags, scrap of any kind" and not only do they tesify human presence but also to a drifting world, inevitably led to abandonment. "The water - Grassino continues - carries everything with its flow": this continuos stream, important both for Armilla and in general for the artist's research, entails in this case an idea of meeting, of permanence and change. In Deriva the starting point is an abandoned car which discovers a new identity by being open but also in contrast and in unity with the other elements that had also been abandoned and destined to inexorably flow. In the end, everything find a purpose and therefore a new state of being. The nature of these objects, deeply contaminated in meaning and in appearance, finds in the crushed and dark forest of Deriva, a new form in relation to the space where it is installed. Thus an unexpected inclination to a wild and rich germination is revealed, and the loneliness of a forgotten body is transformed into a space which is dense and full of derivations. In this new interpretation of the environment, of the geometry and of the volume of the space that hosts it, Deriva uses silence to create both its own sound and its own mute voice: the voice of a contaminated nature, which has been reinterpreted and returned to time.

Elena Forin

 

ARMILLA. Pvc e installazione audio a 8 canali. installazione ambientale. 2011

Armilla è una delle Città Invisibili raccontate nell’omonimo romanzo di Italo Calvino; è una città sospesa tra demolizione e incompiutezza, tra abbandono e presenza, tra corpo e assenza.
Calvino la descrive come una città che “non ha muri, né soffiti, né pavimenti: non ha nulla che la faccia sembrare una città, eccetto le tubature dell'acqua, che salgono verticali dove dovrebbero esserci le case e si diramano dove dovrebbero esserci i piani”. Sembra una città della memoria, un luogo in cui il tempo si è fermato, ma che pure in qualche modo scorre, dando voce a una presenza che per Grassino diventa il suono campionato che si ode da questi suoi tubi, nervature e al medesimo tempo segni, testimonianze e trame di un perdersi nel labirinto dei volumi e dello spazio.
“Il testo di Calvino - dice l’artista- narra di ninfe che cantano all’interno di vasche da bagno, mentre nel mio lavoro le ninfe sono sostituite da suoni che nella realtà si trovano nei nostri appartamenti (…) il tutto (viene) campionato e rielaborato da Stefano Danusso (…) fino a che i suoni non sono più riconoscibili”. Lo sguardo si perde così nel groviglio di questa foresta (im)possibile, vaga tra echi e riverberi, si muove lungo  sentieri di luoghi che non esistono, ma di cui il suono ci riporta memoria e prova stessa d’esistenza: Armilla è spazio di segni e di geometrie che creano ideali architetture, è rumore di un tempo che dentro questi tubi si è consumato, è rovina, archeologia, simbolo e sintesi di realtà nascoste sotto apparenti superfici. Grassino corrode e scarnifica per far emergere da questo suo estremo levare, una struttura sospesa e fantastica, che nel suo viscerale attaccamento allo spazio e al tempo, si compone come una ideale, iperbolica e stupefacente meraviglia.
Del resto, si dice nel romanzo, “ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone”, crede d’essere “opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.

 

DERIVA. Spugna sintetica, legno e resina. Dimensioni variabili, 2007-2011.

“Nel Vercellese (regione del nord Italia), il conte di Cavour nell’Ottocento fece scavare un grosso canale per irrigare le risaie; il suo intento era quello di far risorgere una regione povera e depressa. Oggi questo canale esiste ancora; d’inverno l’acqua non viene fatta passare, le dighe sul Po vengono chiuse e il canale si prosciuga. Lo spettacolo che si rivela sul fondo senz’acqua è sorprendente: decine di automobili riversate sul fondo. Sono state buttate nel canale per prendere i soldi dalle assicurazioni, per non pagare la rottamazione o non so. Sono cariche di rami, buste di plastica, rottami di qualsiasi tipo” e testimoniano non solo la presenza dell’uomo, ma anche di un mondo in Deriva e inevitabilmente portato all’abbandono.
“L’acqua- continua Grassino- nel suo scorrere trasporta tutto”: questo continuo fluire, importante anche per Armilla e in generale per la ricerca dell’artista, comporta in questo caso anche un’idea di incontro, di permanenza e di trasformazione.
L’oggetto di partenza, una macchina abbandonata, trova in Deriva una sua nuova identità nell’apertura, nel contrasto e nell’incontro con gli altri elementi –anch’essi abbandonati e destinati a un inesorabile scorrimento- che finalmente trovano una meta e quindi una nuova condizione.
La natura di questi oggetti, contaminata profondamente nel proprio senso e nella propria apparenza, trova nella foresta schiantata e cupa di Deriva, una nuova forma in rapporto con lo spazio dell’installazione, rivela una inaspettata propensione a folli e ricche germinazioni, e trasforma la solitudine di un corpo dimenticato in una spazialità densa e piena di derivazioni.
Nella rilettura dell’ambiente, della geometria e del volume dello spazio che la ospita, Deriva fa del silenzio il proprio suono e la voce muta del proprio essere natura contaminata, riletta e restituita al tempo.

Elena Forin

divisore