PAOLO GRASSINO

Madre | MACRO

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The result of a reflection on the power and unpredictable vital force of nature, Madre (Mother), a modular sculpture specially redesigned for MACRO by Paolo Grassino (Turin, 1967), combines formal exuberance with a disturbing chromatic element: the polystyrene and the roots that make up the work were immersed in 500 kg of red wax, the kind used in lost-wax casting. Madre (Mother) has the appearance of an open organism, powerful in movement, caught as if in the act of feeding on the surrounding space; it is like a "venous system. There is no skin or wall that can contain it; indeed it could even give birth, encompass everything within it. The inside facing out. Nature, at times, takes indefinite, improbable forms. Sometimes it may arouse wonder or generate horror".

"Every time I install Madre, its 50 elements get mixed. There is a numbering system to reconstruct the original shape, but it is a 'work' that rebels against a simple numerical sequence. It is the space around it that is in control, it's my state of mind during the hours of installation that decides whether it will be 'mother' or ‘stepmother' [...]. Madre in the MACRO rooms aims to reaffirm the notion that a museum is not only a place that hosts a collection of works, but it also is a laboratory, a space for the work of art".

Elena Forin

 

Frutto di una riflessione sulla potenza e l’imprevedibile forza vitale della natura, Madre, una scultura modulare riprogettata appositamente per il MACRO da Paolo Grassino (Torino, 1967), affianca all’esuberanza formale un dato cromatico altrettanto perturbante: il polistirolo e le radici di cui è costituita l’opera sono stati immersi in 500 kg di cera rossa, del tipo utilizzato nelle fusioni a cera persa. Madre si presenta come un organismo aperto, portatore di un movimento in potenza, quasi colto nell’atto di nutrirsi dello spazio circostante; è come un "sistema venoso. Non esiste pelle o muro che lo possa racchiudere, anzi potrebbe ancora figliare, avvolgere il tutto. L’interno rivoltato all’esterno. La natura, a volte ha forme indefinite, improbabili. A volte desta meraviglia o può generare l’orrore".

"Ogni volta che allestisco Madre, i 50 elementi che la compongono si mescolano. Esiste una numerazione per ricomporre la forma originale, ma è un lavoro che si ribella ad una semplice sequenza numerica. E’ lo spazio che la ospita che comanda, è il mio stato d’animo di quelle ore dedicate all’allestimento che decide se sarà madre o matrigna […]. Madre nelle sale del MACRO vuole ribadire il concetto che un museo non è solo un luogo che ospita una raccolta di opere, ma deve essere anche laboratorio, spazio per il lavoro dell’arte".

Elena Forin

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