PAOLO GRASSINO

Percorso in tre atti | Museo Pecci

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PAOLO GRASSINO

Percorso in tre atti

 

Un progetto per il Museo Pecci Milano

a cura di Stefano Pezzato

 

 

Analgesia, 2012

Assenza totale di piacere e di dolore, proiezione in un futuro spazio-temporale sconosciuto, un mondo immaginario abitato da cani lupo, guardiani cyborg di una leggendaria terra sperduta da cui emergono spogli monumenti all'abitacolo umano. L'installazione, esposta sulla nuda spiaggia di Bredene/Ostenda in Belgio alla mostra Beaufort 04 e riproposta nello spazio bianco post-industriale del Museo Pecci Milano, fissa un istante di spaesamento, di sospensione, di ritorno all'istinto primordiale del branco, all'identità di un gruppo e all'appartenenza a un luogo. Le carcasse di automobili Fiat Uno (unico auto-riferimento dell'artista torinese) sono disposte come quinta scenica, mimesi urbana nel deserto dilatato del tempo a venire, del ritorno a una natura selvaggia, prossimo adattamento delle specie terrestri all'evoluzione in corso sul pianeta T.

La visione di Grassino appare estratta da un film, da un libro, come uno still di fantascienza, un frammento di storia, una preveggenza, un viaggio nella mente. La scena resta muta, immobile nella sua tensione vitale rappresa nella fusione d'alluminio, una campionatura spaziale di corpi animali, una composizione plastica e simbolica sull'ostilità e sulla vulnerabilità, sulla forza e sulla paura, sulla fierezza e sulla ferocia. All'uomo spetta il ruolo di spettatore, oltre che di artefice, di un'apparizione extra-ordinaria evocata dal subconscio, il lato oscuro della lotta per la vita.

 

Controllo del corpo, 2010

Tre corpi appesi in tre diverse sequenze video, in tutto nove figure fuori dal tempo e dallo spazio, girano e rigirano su se stessi assecondando le torsioni dei cavi posti sulle loro teste. I movimenti plastici rivelano sembianze anonime di maschere o marionette, forme stilizzate di manichini o totem (nove artisti torinesi ridotti a una rappresentazione iconica di se stessi).

Il trittico video di Grassino riflette sul pubblico il moto virtuale di rotazione intorno ai corpi, come il moto apparente del Sole intorno ai pianeti. Il loop delle immagini configura al loro insieme una dimensione ciclica, cosmica.

Nella cornice del Museo Pecci Milano la triplice proiezione si estende lungo il lato inframezzato da colonne, trasformandosi in una visione lineare modulata dagli sfondamenti luminosi che stagliano i grandi bozzoli su tre pareti contigue, ostensione narrativa di una trinità umanoide articolata e perpetuata nel suo lento avvolgersi rituale, nel suo riprodursi circolare senza inizio e senza fine.

La capacità di mutare forma appartiene ai maestri dell'inganno, in grado di usare le arti per impersonare e replicare il regno illusorio delle ombre. La realtà esterna si ribalta nell'immaginazione mutante dell'artista, che diventa simultaneamente soggetto e oggetto dell'opera. Il riverbero sonoro metallico che accompagna i video amplifica il carattere artificiale, robotico dell'installazione e ritma la dinamica perenne della sua animazione.

 

Resa, 2008

Abbandono manifesto, rinuncia volontaria, le mani in alto sono pittografate da Grassino a scala sovrumana, inermi radiografie di nervature e pelle stratificate, sedimentate, come impronte primitive positive e negative, simboli di lavoro e di potere, strumenti linguistici. Mano per mano è la legge del taglione; la forza, la tortura, la preghiera si concentrano nelle mani. Le mani aperte parlano, urlano la gioia e il dolore, oppure interrompono, impongono il silenzio, una pausa, lo stop!

Come foglie vibrano nell'aria e salutano, indicano una partenza o sanciscono un ritorno, aprono un incontro, chiedono la parola, un momento di attenzione.

L'arte di Grassino accarezza il visitatore, lo affabula con le sue forme, lo invita ad arrendersi al potere seduttivo della visione, macroscopia del mondo e della natura umana. Al Museo Pecci Milano i quattro dittici dipinti su carta sono esposti al fondo di un lungo box nero, versione aggiornata della caverna originaria, spazio intimo di autoriflessione.

 

Scultura, installazione, video e pittura sono gli strumenti usati dall'artista torinese, lungo un percorso di ricerca in tre atti, dal 2012 al 2008, a ritroso nel tempo per mostrare la sapienza e l'inquietudine, la tecnica e l'immaginazione, la composizione, l'evasione contenute e proposte in tre diverse opere d'autore: un solo project per lo spazio espositivo distaccato del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, promosso da Regione Toscana e Comune di Prato, realizzato in collaborazione con Piercarlo Borgogno.

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